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Conte Marcucci Pinoli di Valfesina
Collezionista d'arte e uomo d'affari, il conte Marcucci Pinoli di Valfesina ci parla del suo Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro: rifugio per la creatività e il design contemporanei
Un rifugio per l’arte contemporanea. L’Alexander Museum Palace Hotel, ideato dal collezionista d’arte, nonché imprenditore Conte Marcucci Pinoli di Valfesina ospita dal 2008 opere di 100 artisti di grande valore tra i quali Arnaldo e Giò Pomodoro, Enzo Cucchi e Sandro Chia.
Ammirabili all’interno delle 63 camere, nelle tre sale ristorante e in uno spazio espositivo, alcune delle creazioni che impreziosiscono l’albergo pesarese possono essere acquistate direttamente dagli ospiti: perché, come ci racconta l’artefice dell’hotel, investire nell’arte è culturalmente ed economicamente appagante.
Code indaga la sorprendente interazione tra espressione artistica e design, di cui l’Alexander Museum Palace Hotel ne è un valido esempio. Cosa l’ha spinta a dar vita a questo progetto?
L’amore per l’Arte in genere e per l’Arte Contemporanea in particolare. Avendo girato il mondo, anche come ambasciatore, ho constatato, purtroppo, che in Italia è poco conosciuta e poco amata. Vorrei farla conoscere e amare.
Nel Suo hotel che Lei stesso definisce “vera e propria opera d’arte”, la straordinarietà di talenti contemporanei entra nel quotidiano, divenendo fruibile dal pubblico, grazie anche a un’esposizione di opere acquistabili dagli ospiti. Questa contaminazione può essere considerata una formula vincente per un albergo che guarda al futuro?
La definizione, in verità, è di Vittorio Sgarbi. Quanto alla domanda, ritengo che, oltre al turismo convenzionale, esistano altri turismi, nuovi, “di nicchia”. Ebbene, io mi rivolgo agli amanti della cultura e dell’Arte.
La committenza non sempre capisce il valore aggiunto che l’arte e l’artigianalità possono dare agli spazi collettivi, combattendo la standardizzazione. Come si può sconfiggere, secondo Lei, questa sorta di pregiudizio e conciliare imprenditoria e filantropia?
È solo una questione di cultura. L’Arte la si ama solo se la si conosce. Non si può amare ciò che non si conosce. E poi, a mio avviso, non è questione di “filantropia”, né io mi sento un “mecenate”. Acquistare opere d’Arte, belle e di valore, è un investimento.