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Louise Crewe
Insegnante all’Università di Nottingham, Deputy Head of School e membro del gruppo di ricerca sulle Nuove Economie Geografiche, Louise Crewe si occupa di consumi, retail, scambi commerciali con particolare interesse per l’industria della moda interpretata in relazione all'architettura attraverso le seguenti parole
Tessuto, materia, velina, costruzione, scultura, pelle, sagoma, modello. Il linguaggio e le pratiche della moda e dell’architettura ci portano al cuore della città contemporanea, di come la immaginiamo, l’abitiamo e la rappresentiamo. Edifici e abiti vestono la città; rivelano il potere affettivo dello spazio, della materia e del colore. Le discipline mostrano una reciproca comprensione delle potenzialità delle costruzioni e dei corpi. Sentiamo la presenza sia degli edifici sia degli abiti, ci affezioniamo a loro, conservano il ricordo di alcune delle nostre più intime interazioni e colpiscono tutte le nostre sfere sensoriali – lo scricchiolio di un pavimento in legno, la brezza che soffia attraverso una finestra aperta, la sorpresa della pelle calda sul metallo freddo. Edifici e abiti stimolano i nostri sensi. Sono lo strato che si interpone tra i nostri corpi e il mondo, li tocchiamo, li sentiamo e li vediamo formare una membrana tra noi e l’esterno, ci avvolgono, ci proteggono, ci toccano. Entrambi si concentrano sul corpo, su come rivestirlo, rivelarlo, mostrarlo e mascherarlo. In cambio, i nostri corpi lasciano tracce sopra e dentro gli edifici e gli abiti: pelle, macchie, sudore, graffi. Passionali. Provocanti. Vibranti. Vitali. I tessuti e le texture di abiti ed edifici ci avvolgono, scivolando, scontrandosi, annullando fissità e prevedibilità. Separando le connesioni tra corpo, spazio, interno ed esterno, la città contemporanea si apre a nuove prospettive. Come per Germano Celant, “La moda è architettura per la pelle” (Spector 1991).